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Martina Portunato

IG: martina_portunato

Il viso del mio omino è nato come uno scarabocchio ai bordi di una pagina, quella sulla quale prendevo appunti all’università, quella che avevo sotto mano durante le riunioni in agenzia, quella della Moleskine nera, rigorosamente con la copertina morbida, che avevo sempre nella borsa.
L’omino è per me il frutto di un’operazione di sottrazione assoluta, che ha come punto di arrivo l’essenziale, la forma più semplice, piccola e pura di umanità, ciò che tutti noi, andando a scavare (e togliendo più possibile), abbiamo dentro. Ho creato per lui un mondo salubre, ribaltato e bello, un mondo del futuro, profondamente mutato, forse allagato, sommerso, sottosopra, dove regnano nuovi, meravigliosi rapporti di equilibro fra uomini, animali e natura. Nuovi ecosistemi in cui ciò che era molto lontano adesso è vicino, i balconi si affacciano sulle stelle, i germogli migliori nascono in scenari sottomarini.
Nella collezione Omino e Genova, l’omino si immerge negli scorci dei miei luoghi, fra mattonate, palazzi, ulivi e cactus, e ne narra la bellezza e l’autentica, semplice magia.